I primi 1000 giorni: crescere insieme, attraverso la relazione
E se i primi mesi di vita fossero una finestra preziosa per accompagnare lo sviluppo del tuo bambino?
Quando nasce un bambino, nasce anche un genitore. Inizia un viaggio fatto di scoperte, emozioni, dubbi, piccoli passi e tantissime domande.
Tra queste, ce n’è una particolarmente importante:
Come possiamo accompagnare al meglio lo sviluppo del nostro bambino nei primi anni di vita?
La ricerca sullo sviluppo nella prima infanzia ci mostra quanto siano importanti le esperienze precoci. Nei primi anni di vita, infatti, il cervello del bambino attraversa un periodo di straordinaria neuroplasticità: è capace di modificarsi, creare nuove connessioni e organizzarsi anche in relazione a ciò che il bambino vive e sperimenta.
Per questo si parla spesso dei “primi 1000 giorni”, dal concepimento ai primi due anni circa, come di una finestra particolarmente significativa per lo sviluppo e la relazione quotidiana è già una grande occasione di crescita. Uno sguardo, la voce, un abbraccio, il contatto con la pelle, il modo in cui rispondiamo al pianto o sosteniamo un movimento: sono tutte esperienze attraverso cui il bambino inizia a conoscere sé stesso, l’altro e il mondo. Anche il genitore, attraverso queste interazioni, impara progressivamente a conoscere il proprio bambino: i suoi segnali, i suoi ritmi, le sue preferenze e i suoi bisogni.
La relazione, quindi, non è qualcosa che “si aggiunge” allo sviluppo ma è uno dei contesti fondamentali attraverso cui lo sviluppo prende forma. E questo vale per tutti i bambini, ma può assumere un significato ancora più particolare quando il bambino è nato pretermine.
Per i genitori di un bambino nato pretermine, l’inizio può essere diverso da quello immaginato. A volte il contatto può essere stato inizialmente più difficile, i tempi possono essere stati scanditi dall’ospedale e dalle necessità mediche, e il ritorno a casa può portare con sé emozioni contrastanti: gioia, ma anche preoccupazione, insicurezza e il desiderio di capire come sostenere il proprio bambino.
In questi casi, conoscere e comprendere le modalità con cui entrare in relazione con il bambino può diventare un prezioso strumento per il genitore.
Non per “allenare” il bambino o accelerarne lo sviluppo, ma per imparare ad ascoltarlo, rispettarne i tempi e accompagnarlo attraverso esperienze adeguate alle sue caratteristiche. Nei primi mesi, il corpo è uno dei principali strumenti attraverso cui genitore e bambino comunicano.
Il contatto, il contenimento, il movimento, il ritmo e il tocco possono diventare occasioni per conoscersi e costruire una relazione sempre più consapevole. I
n studio la psicomotricità funzionale offre uno spazio in cui il bambino può sperimentare il movimento, il gioco, la relazione con gli altri e la scoperta delle proprie competenze, mentre il genitore può osservare e comprendere meglio le modalità con cui il proprio bambino esplora l’ambiente e si relaziona.
Un’altra proposta è il massaggio neonatale funzionale, particolarmente interessante anche per i bambini nati pretermine: un’occasione per entrare in contatto con il proprio bambino attraverso il tocco, imparando ad ascoltarne i segnali e a rispettarne i tempi.Parlare di sviluppo precoce non significa aggiungere ai genitori nuove responsabilità o la paura di “fare bene” ogni cosa. Al contrario. Non esiste il genitore perfetto e non esiste una ricetta valida per tutti i bambini. A volte può essere utile avere uno spazio in cui fermarsi, fare domande, osservare ciò che accade e scoprire nuove possibilità di relazione.
Accompagnare la crescita non significa avere tutte le risposte. Significa anche avere uno spazio in cui poterle cercare insieme.


